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Discussione n. 8227  |
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donjuan
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Inserito il - 25/02/2008 : 18:15:36
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Apro un thread apposito su questa tematica.
Ho trovato delle versioni online del Vangelo di Filippo ritengo adatte ad una consultazione. Per maggiori approfondimenti cmq si rimanda a testi specifici che si sono occupati dell'argomento:
1) In generale un'ottima fonte online di studi sullo gnosticismo dove qui c'è un traduzione in inglese di Filippo: http://www.gnosis.org/naghamm/gop.html
2) Una versione online che ho trovato in italiano da confrontare con la traduzione inglese in cui sono riportati alcuni passaggi mancanti negli originali e anche con la traduzione italiana data da Meyer "Vangeli Gnostici" e altre dello stesso livello: http://xoomer.alice.it/ikthys/Libri_elettr/apogrifi/Vang_Filippo.htm
Alcuni versetti da porre in evidenza:
76.) .... cut Il battesimo è l'edificio "Santo", la redenzione è il "Santo del Santo", e il "Santo dei Santi" è la camera nuziale. Il battesimo contiene la resurrezione e la redenzione. La redenzione è nella camera nuziale. Ma la camera nuziale è superiore a queste due. ...cut
125.) Ma la camera nuziale è nascosta. Essa è il Santo dei Santi.... cut
In pratica è un matrimonio che viene celebrato nel Tempio nel Santo dei Santi.
126.) Ogni pianta che è nei cieli è piantata da mio Padre, che è nei cieli, e non si sradica piú. Coloro che sono separati verranno uniti e verranno resi perfetti. Tutti quelli che entreranno nella camera nuziale genereranno nella luce. Infatti essi non genereranno come i matrimoni che noi vediamo, perché avvengono nella notte: infatti se la luce risplende nella notte, si spegne. Invece i misteri di questo matrimonio si compiono di giorno e alla luce. Quel Giorno e quella Luce non tramontano mai.
In altre parole è un matrimonio che ha conseguenze eterne e non è solo limitato a questa vita.
127.) Se qualcuno diventa figlio della camera nuziale, riceverà la Luce. Se qualcuno non la riceve finché è in questo luogo, non potrà riceverla nell'altro Luogo. Colui che avrà ricevuto quella Luce non potrà essere visto né trattenuto; e nessuno potrà affliggere un simile uomo, anche se egli dimora ancora nel mondo o quando lascia il mondo. Egli ha già ricevuto la Verità attraverso le immagini: il mondo è divenuto come un eone, perché l'eone è per lui il Pleroma, ed è cosí fatto: si è manifestato a lui solo, non nascosto nelle tenebre o nella notte, ma celato in un Giorno perfetto e in una Luce santa.
Tali matrimoni possono solo errere svolti nel Tempio e in nessun altro luogo. I figli legati come tali ai genitori all'interno di questo matrimonio ne ricevono le benedizioni eterne.
Vers. 82 riferisce il mistero del matrimonio fra il Padre Celeste e Maria madre di Gesù secondo tale sacramento. Gesù nasce quindi in all'interno del matrimonio.
95.) Il crisma è superiore al battesimo, perché per mezzo del crisma noi siamo stati chiamati cristiani, non per mezzo del battesimo. Infatti il Padre ha unto il Figlio, e il Figlio ha unto gli apostoli, e gli apostoli hanno unto noi. Colui che è stato unto possiede il Tutto. Egli possiede la Resurrezione, la Luce, la Croce, lo Spirito Santo. Il Padre gli ha dato queste cose nella camera nuziale, ed egli le ha ricevute.
Il crisma, spiega altrove, è il dono dello Spirito Santo. Gesù riceve la sua unzione tramite il matrimonio.
67.) La verità non è venuta nel mondo nuda, ma è venuta in simboli ed immagini. Esso non la riceverà in altra maniera. Cut
La dottrina del Vangelo si esprime in altre parole in modo simbolico. Il Battesimo, L'Eucarestia, il Tempio stesso e il matrimonio sono simboli sacri del Vangelo
Da confrontare con la dottrina del matrimonio eterno mormone che si svolge nel Tempio simbolo esso stesso del Vangelo.
L'invito è a leggerlo per intero per poterlo comprendere meglio. Nota storica: tale testo è stato scoperto quasi cent'anni dopo l'istituzione da parte del Profeta Joseph Smith di tale matrimonio nel Tempio.
Esso è cmq estremamente interessante nei suoi contenuti dal punto di vista storico-dottrinale, al di là di voler trovre o meno riscontri nella fede mormone.
Per concludere sempre da Filippo:
32.) Erano tre (Maria), che andavano sempre con il Signore: sua madre Maria, sua sorella, e la Maddalena, che è detta sua consorte. Infatti era "Maria": sua sorella, sua madre e la sua consorte.
55.) La Sofia, che è chiamata sterile, è la madre degli angeli. La consorte di Cristo è Maria Maddalena. Il Signore amava Maria più di tutti i discepoli e la baciava spesso sulla bocca. Gli altri discepoli allora dissero: "Perché ami lei più di tutti noi? "Il Salvatore rispose e disse loro: "Perché, non amo voi tutti come lei?
Alcuni danno un significato diverso al termine consorte, cmq sia è dal contesto che il rapporto matrimoniale tra Cristo e la Maddalena è a mio personale parere inequivocabile in questo Vangelo ( ritenuto cmq non canonico dai Cattolici e altri Cristiani se non eretico che quindi possono anche ignorarlo per la dottrina ), in quanto compare all'interno di questa discussione sulla camera nuziale.
Da notare infine che molte espressioni del Vangelo di Filippo sono comuni ai sinottici, Giovanni e le lettere di Paolo, seppure utilizzate in modo differente, da cui diversi studiosi ritengono abbiano attinto da una fonte comune.
Ciao DonJuan
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Modificato da - donjuan in Data 26/02/2008 12:29:03
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Hard Rain
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Inserito il - 25/02/2008 : 20:32:22
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L'espressione figli della camera nuziale (al plurale) è presente anche nei vangeli canonici, si trova in Lc. 5:34 // Mt. 9:15 // Mc. 2:19. Il fatto che non la si legga nelle traduzioni italiane è dato dal fatto che è un evidente semitismo. Luca 5:34 tradotto dalla CEI legge: "Gesù rispose: Potete far digiunare gli invitati a nozze, mentre lo sposo è con loro?"
Qui la CEI giustamente ha tradotto con "invitati a nozze" ma il testo greco prevede tous huious tou numfônos = i figli della camera nuziale.
Questa espressione non è greca ma è la traduzione letterale di una costruzione ebraica. Come lo dimostro? Con il semplice fatto che non esiste un solo verso in tutta la letteratura greca in cui ricorra una simile espressione a parte il Nuovo Testamento greco e i testi cristiani che hanno attinenza con il Nuovo Testamento. Non si tratta di un eufemismo perchè se uno esegue una ricerca nel TLG, un database contenente tutta la letteratura greca oggi conosciuta da Omero al XIV secolo dopo Cristo, non trova neppure una volta una costruzione del genere in testi non cristiani. Vi si avvicinano (1) Pausania, Graeciae Descriptio 2,11,3 e (2) un frammento papiraceo, il P.Lond. III 964. Pausania è un autore del II secolo, non abbiamo molte informazioni che lo riguardano, pare fosse originario dell’Asia minore e sia vissuto tra il 110 e il 180 d.C.; nel passaggio citato usa numfèn per un tempio “della camera nuziale”, inoltre non usa uios (figlio) in connessione con numfèn. Il P.Lond. III 964 è databile al II/III secolo d.C. ed è un documento, non una copia di un’opera più antica, dunque è posteriore ai sinottici. Abbiamo eseguito di persona queste ricerche nel TLG non fidandoci di altri autori, la ricerca materialmente l'ha condotta Frances che sta in altri forums e occasionalmente viene qui.
Pertanto la costruzione nei sinottici ha senso di "invitati a nozze" e questo è perfettamente coerente con la letteratura ebraica che conosce bene l'espressione benè Hachuppah, con la quale traduce infatti Lc. 5:34 nel Nuovo Testamento per i cristiani di lingua ebraica. Posso verificare se "figlio della camera nunziale" ha senso di sposo anche in ebraico, oppure se una presunzione dell'autore del testo copto che ha usato una espressione fuori luogo. Nei sinottici, comunque, ha proprio il senso di "invitati" a nozze, non di figli dello sposo o di sposi (al plurale). In greco "sposo" corrisponde al termine specifico numfios, citato anche nei sinottici. Dunque se "figlio della camera nunziale" è uno invitato a un banchetto delle nozze, il senso da dare al verso è ben differente. Oppure l'autore dell'apocrifo ha usato a sproposito delle frasi greche che conosceva che in realtà nascondevano dei semitismi.
http://digilander.libero.it/Hard_Rain |
Modificato da - Hard Rain in data 25/02/2008 20:37:51 |
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shadbala
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donjuan
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Inserito il - 26/02/2008 : 11:31:59
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Scusa Hard, forse non ho capito bene la tua spiegazione, ma vuoi dirmi che in secoli di storia nella lingua Greca, tra cui tragedie e racconti epici, non esisteva un' espressione per dire "invitati a nozze" piuttosto che proprio "figli della camera nuziale" come c'è scritto ???
Guarda non ho approfondito ancora questa questione specialmente su Luca, ma sinceramente, s'è vero quello che dici, mi sembra una palese forzatura a cambiare il senso del passo Evangelico..... Voglio dire proprio in virtù dell'unicità di questa espressione significa che l'autore greco voleva dire proprio quello. Altrimenti dici te o conosceva poco il greco o poco l'ebraico. Ma come fai a stabilirlo con sicurezza a priori visto che l'originale ebraico non lo abbiamo ?
E aggiungo una cosa: hai citato un documento greco in cui si accennerebbe ad un culto templare ( ossia in un Tempio ) della camera nuziale ossia del matrimonio. Benissimo, anzi direi ch'è la conferma visto che le nozze sacre nel Tempio erano di estrema importanza nel mondo Greco-Romano, basti pensare al culto delle Vestali ecc.
Oltretutto le 3 parole numfônos ( figli della camera nuziale ), numfèn ( Tempio in cui si celebra la Camera Nuziale )e numfios ( Sposo ), anche se non sono un esperto di lingua greca, vedo che hanno una radice comune per cui almeno filologicamente posso dedurre nascano dallo stesso significato o parola come infatti te mostri, ossia hanno tutti a che fare col matrimonio sacro.
Andiamo però per gradi.
La CEI traduce con invitati a nozze, la Nuova Riveduta con amici dello sposo.
Credo le traduzioni migliori in questo senso siano la Diodati che mostra come lo stesso termine fosse usato anche in Matteo ( quindi è un espressione tipica della dottrina Cristiana delle origini ):
Diodati: Matteo 9:9-17
14 ALLORA si accostarono a lui i discepoli di Giovanni, dicendo: Perchè noi ed i Farisei digiuniamo noi spesso, e i tuoi discepoli non digiunano? 15 E Gesù disse loro: Que' della camera delle nozze posson eglino far cordoglio, mentre lo sposo è con loro? ma verranno i giorni, che lo sposo sarà loro tolto, ed allora digiuneranno. 16 Or niuno mette un pezzo di panno rozzo in un vestimento vecchio; perciocchè quel ripieno porta via un pezzo del vestimento, e la rottura si fa peggiore. 17 Parimente, non si mette vin nuovo in otri vecchi; altrimenti gli otri si rompono, e il vino si spande, e gli otri si perdono; ma si mette il vin nuovo in otri nuovi, e amendue si conservano.
Nuova Diodati:
15 E Gesù disse loro: «Possono gli amici dello sposo essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Ma verranno i giorni in cui lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno.
Il paragone è ancora più interessante con le due traduzioni fatte in Luca:
Diodati: Luca 5:34
Ed egli disse loro: Potete voi far digiunare quei della camera delle nozze, mentre lo sposo è con loro?
Nuova Diodati: Luca 5:34
Ed egli disse loro: «Potete voi far digiunare gli intimi amici dello sposo, mentre lo sposo è con loro?
In altre parole, specialmente in Luca, nel rendere una nuova traduzione più comprensibile possibile del termine "quei della camera delle nozze", i traduttori non se la sentono di andare al di là di quello ch'è cmq un rapporto molto intimo con Gesù.
La CEI in questo caso va decisamente oltre, forse stravolgendo addirittura il senso traducendo con un generico e vago "invitati a nozze". Siamo andati quindi da figli a "invitati" quando al tempo, non meno di certi matrimoni tradizionali del sud italia, con le famiglie allargate potevano esserci invitati a nozze quasi come estranei....
Generalmente la CEI non è male come traduzione, ma in questo caso è sconcertante la differenza...
Proviamo a tradurre il versetto della vecchia Diodati lasciando il termine originale figli della camera delle nozze. Io non so voi ma questo verso assume molto più senso e s'incastra perfettamente con quello che dice dopo, scorrendo molto meglio, ossia il paragone fra le cose vecchie e quelle nuove, Giovanni Battista e Gesù, padre e figli, Gesù e i discepli Suoi figli spirituali. Se togliamo quel "figli della camera nuziale" con un generico invitati a nozze, il termine stride e cozza col resto del versetto che invece presume un legame molto più stretto fra la vecchia e la nuova generazione.
Nuova Diodati con la sostituzione del termine:
Del digiuno 33 Allora essi gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e anche quelli dei farisei digiunano spesso e fanno preghiere, mentre i tuoi mangiano e bevono?». 34 Ed egli disse loro: «Potete voi far digiunare i figli delle nozze, mentre lo sposo( padre ) è con loro? 35 Ma verranno i giorni in cui lo sposo ( padre ) sarà loro tolto e allora, in quei giorni, digiuneranno». 36 Inoltre disse loro una parabola: «Nessuno cuce un pezzo di un vestito nuovo sopra un vestito vecchio; altrimenti si trova con il nuovo strappato, e il pezzo tolto dal nuovo non si adatta al vecchio. 37 E nessuno mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo rompe gli otri, ed esso si spande e gli otri vanno perduti. 38 Ma bisogna mettere il vino nuovo in otri nuovi, così tutti e due si conservano. 39 Nessuno poi, avendo bevuto del vino vecchio, ne vuole subito del nuovo, perché egli dice: "Il vecchio è migliore"».
Mon ho mai capito e invero è poco chiaro perchè alla fine delle nozze gl'invitati debbano digiunare piuttosto che continuare a fare festa perchè va con la sua sposa......
Notate come ora è più scorrevole il versetto e ha più senso.
Ciao DonJuan
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Modificato da - donjuan in data 26/02/2008 11:41:59 |
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Hard Rain
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Inserito il - 26/02/2008 : 11:40:03
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Citazione: Altrimenti dici te o conosceva poco il greco o poco l'ebraico. Ma come fai a stabilirlo con sicurezza a priori visto che l'originale ebraico non lo abbiamo?
Dico che l'espressione tous huious tou numfônos non è greca, cioè è la traduzione letterale di una espressione ebraica, nessun greco si esprimerebbe mai in questo modo. I vangeli sono pieni di questi semitismi. Nessun autore greco chiama gli invitati a nozze in questo modo. Se tu se a conoscenza di una cosa del genere, cita i passi, ma la fatica è già stata fatta da altri studiosi e puoi evitarla. Pausania ci va vicino ma non usa figlio in connessione con "camera nuziale". La stessa parola greca numfônos è di derivazione semitica e rarissima nella letteratura greca, infatti ricorre solo dove ho detto, NT a parte.
Guarda che il testo greco dei vangeli in alcune parti sembra proprio la traduzione letterale e maccheronica da un testo ebraico/aramaico. Del resto Ireneo e Papia dicono che il primo vangelo ad essere composto fu un proto-Matteo scritto per gli ebrei nella loro lingua.
Vogliamo parlare di Marco? Che significa l'espressione "ciascuno sarà salato con il fuoco" (cfr. Mc. 9:50)? Niente in greco, e neppure in italiano, ma ha senso in ebraico. Ci sono porzioni dei vangeli (ad esempio il benedictus di Zaccaria) che se le traduci in ebraico ottieni una poesia, con rime e assonanze. Come potevano essere state composte in greco queste parti? E' evidente che qui l'autore del vangelo greco ha tradotto fedelmente da documenti ebraici, così fedelmente che in alcuni casi, quelli dove si è avvalso di documenti o espressioni semitiche, è possibile ricostruirle.
Per i semitismi più comuni rimando a:
http://digilander.libero.it/Hard_Rain/Linguaggio.htm
Citazione: La CEI traduce con invitati a nozze, la Nuova Riveduta con amici dello sposo.
Credo le traduzioni migliori in questo senso siano la Diodati che mostra come lo stesso termine fosse usato anche in Matteo ( quindi è un espressione tipica della dottrina Cristiana delle origini ):
Bisogna vedere cosa intendi per traduzione migliore. Quella che cerca di rispettare il costrutto da tradurre o quella che interpreta il senso. Io credo che per un italiano del XXI secolo sia meglio capire il senso più che fraintendere il testo. Cioè: io posso anche darti la traduzione letterale pedissequa: "figli della camera nuziale", ma ti induco in errore perchè il senso è proprio quello di invitati alle nozze. Nella Bibbia ebraica a un certo punto ricorre nel deuternomio l'espressione "il nome del fratello defunto" ma "il nome" è una traduzione letterale, però per un ebreo significa l'eredità (del fratello defunto). Se io ti dò la traduzione letterale, senza alcuna spiegazione, ti traggo in inganno perchè tu pensi al nome nel senso di patronimico, invece gli ebrei intendono un'altra cosa che non è possibile fraintendere. Qui con questa espressione siamo davanti a un problema analogo. Figli della camera nuziale non ha senso. Cosa sono, i figli generati dalla camera da letto? Evidentemente è assurdo! Non sono neppure i figli dello sposo, altrimenti il testo greco sarebbe stato diverso. Invece in ebraico esiste questa espressione ed è ben nota, tenuto conto che gli agiografi che produssero i vangeli provengono da quella cultura è evidente che va interpretata in quel senso, in ebraico il campo semnatico di ben (bar in aramaico, uios in greco) è ben più vasto che in greco e non significa sempre figlio in senso biologico. Questo deve essere ben chiaro fin dal principio in cui si studiano queste cose. Vedasi anche Barabba = bar Abba, solo uno che non conosce l'aramaico e la sua grammatica può intenderlo come figlio del Padre, cioè di Dio.
Saluti.
http://digilander.libero.it/Hard_Rain |
Modificato da - Hard Rain in data 26/02/2008 12:00:45 |
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donjuan
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Inserito il - 26/02/2008 : 11:53:52
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Ok capito, ma proprio perchè nessun greco chiamerebbe gl'invitati a nozze in quel modo è a maggior ragione evidente(?) o quantomeno probabile che non volesse affatto alludere a quello.........
In quanto a Filippo il verso 126 è inequivocabile, sta parlando di delle nozze sacre a confronto con le nozze mondane.
Salare con il fuoco è un espressione più che comprensibile, forse arcaica ma a mio avviso dal perfetto significato letterale. Il sale brucia, disinfetta e purifica. Nell'antichità era usato come antibiotico e medicinale. Era molto prezioso e conservava anche i cibi a lungo.
Il Fuoco anche disinfetta ( le lame si sterilizzano nel fuoco credo dall'antichità ), il fuoco purifica ( si pensi al culto di Vesta ad esempio o al fuoco sacro per l'Eterno nel tarbenacolo e nel Tempio )ecc.
Oggi diremo disinfettare con il fuoco. All'epoca non esisteva questo termine ( credo anche solo qualche decennio fa ) o cmq era poco usato. Avremo detto salare per dire disinfettare. Da cui in questo caso salare con il fuoco è di chiarissimo significato per chi viveva in un epoca in cui i disinfettanti non esistevano ancora...
Gesù poi dice che gli Apostoli sono il sale della terra e che Lui li battezzerà col fuoco dello Spirito Santo.
Salare con il fuoco quindi secondo me è una traduzione corretta e affatto sbagliata. E' il motivo per cui dico di non soffermarsi sul significato grammaticale, ma di analizzare anche la dialettica utilizzata e il contesto storico.
Cmq grazie per i riferimenti.
Ciao DonJuan
P.S. X Shad, grazie per i link ! ;) Sai dirmi qualcosa di più al riguardo ?
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Modificato da - donjuan in data 26/02/2008 12:01:32 |
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Hard Rain
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Inserito il - 26/02/2008 : 12:03:46
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Donjuan, anche se avesse voluto alludere ai figli dello sposo avrebbe scritto in un modo diverso.
Riassumendo:
1) nei vangeli greci esistono delle frasi incomprensibili in greco che si spiegano ammettendo un sostrato ebraico/aramaico;
2) l'espressione "figli della camera nunziale" è una di queste che però ha senso in ebraico;
Da questi due punti è evidente, per me, che la si debba intendere nel senso ebraico, del resto abbiamo a che fare con Gesù che era ebreo e parlava ebraico e/o aramaico. Il detto di cui parlo è pronunciato proprio da Gesù.
Qualunque altro uso, ivi compreso quello del vangelo apocrifo di Filippo, denotano un uso tardo che ignora queste cose, quando si discostano oppure quando vogliamo farli discostare per motivi nostri.
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donjuan
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Inserito il - 26/02/2008 : 12:12:45
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Certo il Cristianesimo nasce in ambito Giudaico.... ma appunto possiamo vederla come un' etimologia nuova, una parola nuova resa in greco nel modo migliore nel N.T. che sta a significare una dottrina molto precisa in questo caso del matrimonio sacro nel Tempio dei primi Cristiani ( che poi è paragonabile per i Cattolici al matrimonio in Chiesa visto che la Chiesa è anche un Tempio per i Cattolici ( eccetto che oggi rispetto ai primi secoli c'è meno rigore riguardo il suo accesso da parte dei fedeli )per cui non vedo neppure il motivo di tale ostilità........... )
E il senso Ebraico quale sarebbe secondo te ? Quello d'invitati o di amici ?
Filippo usa evidentemente un'etimologia greco/cristiana già consolidata tutto qui. Non vedo perchè dobbiamo vederci necessariamente altro.
Ciao DonJuan
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Modificato da - donjuan in data 26/02/2008 12:14:20 |
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Hard Rain
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Inserito il - 26/02/2008 : 13:15:51
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Il senso formale nell'ebraico è quello di coloro che sono invitati a nozze. C'è un matrimonio, io sono chiamato a partecipare ai festeggiamenti, ergo divento "figlio della camera nuziale". Probabilmente il Talmud ha delle prescrizioni partiolari su come regolamentare il matrimonio e la relativa festa, chi veniva invitato e perchè, non so se venivano invitati genericamente degli "amici" o se vi erano degli obblighi particolari. All'epoca di Cristo il matrimonio era una grande festa, molto di più di quello che abbiamo oggi, era un evento straordinario. Qui la frase di Gesù è riferita a coloro che sono chiamati a partecipare alla vita spirituale in Cristo. Un cattolico potrebbe anche vedervi il matrimonio tra Cristo e la sua Chiesa, la Sposa, varia letteratura cristiana lo fa, i fedeli sono gli inviati a questo sposalizio che prendono parte a esso. Trattasi evidentemente di una lettura filo Vaticana. In realtà per me qui si deve intendere lo stretto rapporto di Gesù con i suoi discepoli che sono quasi degli inziati, è lui che li sceglie e li chiama per nome per rivelare loro i misteri del regno di Dio.
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Modificato da - Hard Rain in data 26/02/2008 13:19:17 |
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donjuan
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Inserito il - 26/02/2008 : 15:07:52
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Forse è l'Italiano che rende male ma non mi sembra abbia molto senso. Gl'invitati generici ad un matrimonio non sono figli della camera nuziale. Non ha senso neppure nel contesto ebraico credo. In italiano perlomeno il significato è inequivocabile e si allude alla camera da letto degli sposi che ha del sacro se portato all'interno del matrimonio sacro da cui lo stesso nome, concetto presente anche nel culto delle Vestali e di Afrodite.
Come chiamavano i greci antichi la "camera nuziale" ossia la stanza da letto degli sposi ? C'era un nome per indicare invece le nozze sacre come nel passo Greco che hai citato che peraltro è filologicamente simile alla parola usata nel Vangelo di Filippo ?
Cmq volendo bisognerebbe almeno cercare di tradurre la frase in ebraico o aramaico e vedere cosa se ne ricava. Nel farlo però non dobbiamo forzare la frase ebraica al senso che vorremmo che avesse il che lascia capire come è difficile fare certi studi. Bisogna in altre parole cercare di comprendere il senso ebraico/aramaico del termine "Camera Nuziale". Sui matrimoni poi ti assicuro che dalle mie parti si fanno grandi feste come lì in Palestina quindi per certi versi so di cosa parlo 
E poi tornando a Luca e Matteo perchè gl'invitati dovrebbeo digiunare quando le nozze sono finite e lo sposo va via con la sposa ???! Non ha senso a meno che come suddetto non siano i figli delle nozze e quella sia una parafrasi della vita ( quando il padre moriva si faceva lutto e talvolta anche digiuni ) Certamente si riferisce ai discepoli come Suoi figli spirituali e Cristo loro maestro, ma proprio per questo come ti spiegavo sopra non ha senso sostituire il termine figli della camera nuziale, ossia figli propri delle nozze, del matrimonio sacro, con invitati in senso generico, non si capisce il nesso della simbologia usata da Cristo di cui l'avvicendarsi tra il vecchio e il nuovo, mentre invece nell'altro caso è chiarissima.
Cmq sia il termine e il concetto di camera nuziale ossia camera della sposa e/o degli sposi è diffuso nella letteratura tanto Italiana quanto straniera che moderna o antica, cristiana o pagana.
Nella Bibbia poi ci sono almeno un altro paio di riferimenti alla stanza della sposa e delle nozze ( la sposa nell'antichità conduceva lo sposo nelle proprie stanze che quindi è detta camera nuziale ).
Alcuni esempi:
Cantico dei Cantici:
4 Di poco li avea passati, Ed io trovai colui che l'anima mia ama; Io lo presi, e nol lascerò, Finchè io non l'abbia menato in casa di mia madre, E nella camera di quella che mi ha partorita.
Non la chiama esplicitamente camera nuziale, ma il concetto è quello.
Decisamente più esplicito e inequivocabile è la Profezia di Gioele tratta dalla Nuova Diodati:
Gioele 2:15-16
15 Suonate la tromba in Sion, proclamate un digiuno, convocate una solenne assemblea.
16 Radunate il popolo, santificate l'assemblea, riunite i vecchi, radunate i fanciulli e quelli che succhiano al seno. Esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dalla sua camera nuziale.
Tra l'altro questo verso aiuta a capire meglio, anzi direi in modo definitivo, anche il passo di Luca e di Matteo. Ossia l'usanza Ebraica e Biblica della proclamazione di un digiuno di preghiera e di benedizione per i nuovi sposi quando il giorno a seguito della prima notte di nozze uscivano dalla camera nuziale appunto. Ecco perchè Gesù fa questo esempio dicendo che avrebbero dovuto digiunare quando lo sposo andava via dalla camera nuziale e non prima quando era ancora in mezzo a loro.......  Gesù quindi usa questa simbologia ben nota alla gente dell'epoca per parlare di loro, dei discepoli come "figli della camera nuziale" ossia Figli spirituali di Gesù Cristo loro maestro e Padre spirituale. Da tutto questo se ne deduce il senso univoco del termine Camera Nuziale inteso come nozze sacre.
Ciao DonJuan
P.S. Si ricorda che per chi voglia citare altrove questo mio studio, anzi questi nostri studi, si prega di citare le fonti in questo caso io insieme ai dati del mio profilo che anzi dovrei aggiornare e Hard Rain. Grazie 
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Modificato da - donjuan in data 26/02/2008 15:21:55 |
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Hard Rain
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Inserito il - 26/02/2008 : 16:18:53
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Donjuan, per fare comprendere il problema e i termini della questione.
In inglese per dire spegnere l'interruttore, la lampadina, si dice: to turn the light off.
A questo punto supponi che uno voglia tradurre alla lettera senza spiegare l'espressione che è una frase fatta in inglese.
Ti tradurrebbe: Girare la luce spenta.
Uno che invece vuole dirti il senso senza fare una traduzione letterale direbbe: spegnere l'interruttore.
Chi è in errore? Formalmente nessuno, forse il primo che traduce maccheronicamente. Però to turn formalmente è "girare". Ma in inglese la frase ha un suo senso, in italiano tradotta letteralmente così non ce l'ha e io ti traggo in inganno se ti dico: girare la luce. Uno chissà cosa comprende!
Ora supponi che il testo inglese sia andato perduto. Dopo duemila annui trovi questa strana espressione: girare la luce spenta. Che significa? In italiano si sbizzarrisce la fantasia. Ma uno che conosce anche l'inglese inizia a pensare che voglia dire spegnere la luce, nel senso della lampadina, e comprende che in inglese ha un suo senso ovvio. Ce l'ha anche in italiano la traduzione maccheronica ma non è quello che l'autore voleva dire, non voleva comunicarci di "girare" letteralmente la lampadina o una luce, no?
Anni fa si giocò un Verona - Juventus, i bianconeri persero la partita di brutto, una disfatta vergognosa. La Gazzetta dello Sport intitolò: "Undici provinciali violentano la vecchia signora". Supponi che fra duemila anni si trovi questo titolo e non si sappia a cosa fa riferimento. Una simile frase ha un evidente doppio senso! Ma per uno che conosce il calcio, sa che il Verona all'epoca con tutto il rispetto era una squadra di "provinciali", cioè non blasonata come la Juve, sa che la stessa Juve è chiamata "vecchia signora", uno che sa queste cose capisce immediatamente il senso e non pensa che ci fu una anziana signora che fu violentata in senso sessuale da undici persone che venivano dalla provincia.
http://digilander.libero.it/Hard_Rain |
Modificato da - Hard Rain in data 26/02/2008 16:22:10 |
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donjuan
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Inserito il - 26/02/2008 : 17:05:28
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Eh eh bell'esempio. Non credo però che quello del Verona si applichi al nostro caso se non per il fatto ch'è un esempio di dialettica quindi significato dialettico del tutto lontano da quello grammaticale...
Riguardo l'interruttore è vero, però se uno invece di fermarsi al significato grammaticale e ad una traduzione barbara contestualizza soprattutto a livello storico, scopre che i primi interruttori letteralmente si giravano !!! Oltretutto conoscendo l'inglese si scopre anche che un illuminatore si chiama generalmente lighter ( spesso è associato ad esempio ad "accendino", ma non solo ). OFF infine credo si dica una particella grammaticale che può assumere diversi significati. In genere rappresenta una discontinuità, la fine di qualcosa, l'interruzione di qualcosa e anche ovviamente spento
Per cui la frase andrebbe tradotta letteralmente con: girare la luce su spento o girare la luce per interromperla o ancora più semplicemente girare l'interruttore termine arcaico presente anche in Italiano per le stesse ragioni. In ogni caso il suo senso è abbastanza chiaro. Oggi gl'interrutori si premono e infatti in inglese è anche molto diffuso il termine switch off, ma rimane molto più in uso che da noi anche il termine turn off.
Per questo quindi, mi consenta, ma insisto che non bisogna fermarsi alla grammatica nuda e cruda perchè fuorviante. E' importante invece contestualizzare a livello non solo etimologico ma anche dialettico e storico.
Tornando al caso della camera nuziale quindi credo che Gioele chiarisca in modo definitivo la questione di Luca e quindi renda anche chiaro il senso di Filippo.
Altro discorso invece sono le frasi idiomatiche o modi di dire, tipo "menare il can per l'aia". Però anch'esso ha una sua etimologia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Menare_il_can_per_l'aia
Riuscendo a ricostruirla ossia contestualizzando storicamente il gergo di quell'espressione utilizzata è possibile intuirne il significato in modo assai preciso.
Ciao DonJuan |
Modificato da - donjuan in data 26/02/2008 17:15:50 |
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Hard Rain
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Inserito il - 26/02/2008 : 17:16:16
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Gioele? Nella LXX il verso di Gioele 2:16 si conclude: ek toy pastoy authes. Come vedi non usa la stessa costruzione ma "camera" è qui pastoy.
Scusa, purtroppo ora devo scappare, vado di fretta. A presto.
http://digilander.libero.it/Hard_Rain |
Modificato da - Hard Rain in data 26/02/2008 17:17:45 |
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donjuan
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Inserito il - 26/02/2008 : 17:25:53
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Vero, infatti la CEI traduce così in modo simile con "Talamo" ) che poi con cambia molto di significato per via di quell'usanza di cui ti parlavo di invitare lo sposo nelle proprie stanze ), ma la Nuova Diodati che io sappia non si basa sulla LXX in Greco che non è riconosciuta dalla comunità ebraica in genere, bensì sulla Vulgata in Ebraico che tra l'altro non contiene alcuni libri ritenuti storici come ad esempio I e II Maccabei e non ispirati, ma non vorrei dire una sciocchezza. ( La Bibbia di Gerusalemme però so ch'è stata fatta anche sui testi ebraici, ma evidentemente i traduttori tengono il confronto con la versione greca prediligendo quest'ultima ).
Mi riservo di fare alcune verifiche...
Anyway di nulla e grazie a te per la chiaccherata, che ricordo è pubblica 
Continuo: La vecchia Diodati, che come visto altrove predilige spesso un senso più letterale ed arcaico, addirittura traduce:
Gioele 2:15-16
15 Sonate la tromba in Sion, santificate il digiuno, bandite la solenne raunanza;
16 adunate il popolo, santificate la raunanza, congregate i vecchi, accogliete i piccoli fanciulli, e quelli che lattano ancora le mammelle; esca lo sposo della sua camera, e la sposa del suo letto di nozze.
Anche qui il significato è inequivocabile, camera nuziale sta proprio per matrimonio sacro.
Da confrontare tale simbologia del matrimonio fra Dio e Israele con Osea Cap.2
Osea 2
1 Dite a' vostri fratelli: Ammi; ed alle vostre sorelle: Ruhama. 2 Contendete con la madre vostra, contendete, dicendole ch'ella non è più mia moglie, e che io non sono più suo marito; e che tolga le sue fornicazioni dalla sua faccia, e i suoi adulterii d'infra le sue mammelle. 3 Che talora io non la spogli tutta nuda, e non la metta nello stato ch'era nel giorno che nacque; e non la renda simile ad un deserto, e non la riduca ad essere come una terra arida, e non la faccia morir di sete. 4 E non abbia pietà de' suoi figliuoli; perciocchè son figliuoli di fornicazione. 5 Conciossiachè la madre loro abbia fornicato; quella che li ha partoriti è stata svergognata; perciocchè ha detto: Io andrò dietro a' miei amanti, che mi dànno il mio pane, e la mia acqua, la mia lane, e il mio lino, il mio olio, e le mie bevande.
Osea profetizza la condanna di Israele a causa della sua idolatria e usa simbolicamente il rapporto fra marito e moglie. Tra l'altro lui come altri Profeti usano un linguaggio molto esplicito e chiaro  
Gioele invece profetizza riguardo gli Ultimi Giorni, la venuta dello Spirito Santo ( come ne parlò anche Pietro nel giorno di Pentecoste ) e il ricongiungimento fra Israele e Dio, la Sposa e lo Sposo continuando ad usare tale linguaggio simbolico.
Anche questo rende inequivocabile l'allusione di camera nuziale proprio con matrimonio sacro.
Ciao DonJuan |
Modificato da - donjuan in data 26/02/2008 17:48:34 |
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Trystero
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Inserito il - 27/02/2008 : 03:08:21
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Citazione: Messaggio inserito da Hard Rain Cioè: io posso anche darti la traduzione letterale pedissequa: "figli della camera nuziale", ma ti induco in errore perchè il senso è proprio quello di invitati alle nozze.
Citazione: l'espressione "figli della camera nunziale" è una di queste che però ha senso in ebraico
Citazione: Il senso formale nell'ebraico è quello di coloro che sono invitati a nozze.
Citazione: Donjuan, per fare comprendere il problema e i termini della questione. In inglese per dire spegnere l'interruttore, la lampadina, si dice: to turn the light off.
Provo anch'io a fare un semplice esempio per vedere se quello che stai dicendo, che a me sembra comprensibilissimo, potrà risultare chiaro anche ad altri.
Qualche anno fa, seguendo la conferenza di un amico docente di filosofia all'Università, lo sentii citare le "luci del traffico" all'interno di una frase in cui queste parole sembravano non avere senso. Alla fine della conferenza gli chiesi se lui pensava in inglese o in italiano, e alla sua espressione stupita per la domanda bizzarra, gli citai la frase sulle "luci del traffico". L'amico filosofo sorrise e capì che in effetti, in quel momento, lui che vive molti mesi all'anno negli Stati Uniti (insegna anche là) forse sovrappensiero aveva pensato in inglese e poi tradotto malamente, perché letteralmente, in italiano una frase americana. Infatti quello che noi chiamiamo semaforo in inglese si dice "traffic light". http://en.wikipedia.org/wiki/Traffic_light
Ora proviamo a sostituire "luci del traffico" a "figli della camera nunziale" e "semaforo" a "invitati a nozze" e vedremo che l'errore nel tradurre in modo letterale è lo stesso. Semaforo ha un senso preciso, luci del traffico è una frase generica che può anche avere un altro senso, ad esempio le scie dei fari delle auto che sfecciano veloci nella notte.
E sicuramente "luci del traffico" non può essere considerata una etimologia nuova. E' solo la traduzione letterale e maccheronica di un termine che in inglese ha un senso preciso e inequivocabile.
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A proposito del famigerato Vangelo di Filippo, tanto citato dai misterici in seguito al Codice da Vinci, non dimentichiamo che il "bacio sulla bocca" era un segno rituale che veniva scambiato tra gli adepti, non qualcosa di erotico. Tanto che si trova anche in un altro brano dello stesso vangelo gnostico:
«il Logos viene da quel luogo, egli nutre dalla sua bocca e sarà perfetto. Il perfetto, infatti, concepisce e genera per mezzo di un bacio. È per questo che noi ci baciamo l'un l'altro. Noi siamo fecondi della grazia che è in ognuno di noi»
Chi parla di baci sulla bocca e di figli della camera nunziale intendendo queste frasi in senso erotico-amoroso-matrimoniale non fa altro che fraintendere il senso di quel testo. |
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Astarte
Membro liv.#5
    

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Inserito il - 27/02/2008 : 07:15:56
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Citazione: A proposito del famigerato Vangelo di Filippo, tanto citato dai misterici in seguito al Codice da Vinci, non dimentichiamo che il "bacio sulla bocca" era un segno rituale che veniva scambiato tra gli adepti, non qualcosa di erotico. Tanto che si trova anche in un altro brano dello stesso vangelo gnostico:
«il Logos viene da quel luogo, egli nutre dalla sua bocca e sarà perfetto. Il perfetto, infatti, concepisce e genera per mezzo di un bacio. È per questo che noi ci baciamo l'un l'altro. Noi siamo fecondi della grazia che è in ognuno di noi»
Quoto! |
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donjuan
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Inserito il - 27/02/2008 : 09:46:50
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Faccio solo un paio di osservazioni:
1) Non siamo in grado di dire quale fosse l'originale ebraico visto che non ce l'abbiamo. Per cui non siamo in grado di stabilire se si tratta di una traduzione errata o meno. Nel tuo esempio Trys infatti chiedi al tizio cosa pensava in lingua originale, e grazie aggiungo, ma qui non possiamo farlo. Oltretutto qui non parliamo di una singola parola e ho già detto come secondo me abbia pure poco senso farlo... La cosa più logica da fare è compararlo con terminologie simili in un tempo non troppo lontano presente in quei passi citati dal N.T. In virtù di tutto il ragionamento fatto sin'ora come si può leggere in tutto il thread nei vari posts che ho scritto, posso tranquillamente escludere che si tratti di un errore e sono certo che alluda al matrimonio sacro, del resto lo dice esplicitamente, tanto in Luca quanto in Filippo. Inutile ora che stia qui a ripetermi.
2) Sulla questione del bacio sulla bocca, tutto è possibile, ma in quel versetto citato non lo dice esplicitamente come invece suggerisce molto di più Filippo ( nel quale cmq manca un pezzo proprio dove ci sarebbe la parola bocca ). Ci possiamo baciare anche sulla guancia ad esempio. E' solo un' interpretazione quindi, basata su cosa poi non lo si capisce dalla tua semplice citazione.
3) Il Vangelo di Filippo non viene citato solo dai misterici del Codice da Vinci, ma sicuramente da 30 anni per quanto riguarda gli storici dei rotoli di Nag Hammadi e ancora di più se prendiamo in esame le correnti cristiane che lo utilizzavano quasi 2000 anni fa !
Ciao DonJuan
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Modificato da - donjuan in data 27/02/2008 09:54:45 |
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Hard Rain
Membro liv.#5
    

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Inserito il - 27/02/2008 : 17:07:35
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Ma sì, è possibile che il VdF lo abbia inteso in quel senso ma solo perchè è un testo tardo e non per niente è considerato apocrifo, evidentemente fraintende delle espressioni e dei modi di dire semitici. Al dilà del canone e della Chiesa ci sono dei motivi per cui gli apocrifi vengono poco utilizzati anche da coloro che studiano in modo scientifico la storia del cristianesimo. A parte Tommaso e per alcuni il vangelo di Pietro (frammento di Akhmim) c'è ben poco di affidabile in questa letteratura. Poi ognuno si fa le idee che vuole.
http://digilander.libero.it/Hard_Rain |
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donjuan
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Inserito il - 27/02/2008 : 18:32:27
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Sulla questione del figlio o amico intimo dopo aver preso in esame Gioele è possibile che vi siano fraintendimenti. Gioele suggerisce che possano essere benissimo gli amici intimi invitati degli sposi che digiunano per loro quando escono dalla camera nuziale dopo la prima notte. Resta il fatto cmq che ritengo certo che camera nuziale sta per matrimonio e nel VdF in particolare sta per matrimonio sacro che si celebra nel Tempio, insomma il matrimonio religioso a confronto di quello puramente civile o mondano se vuoi.
E tuttavia come spiegavo più sù il contesto della parabola usata da Gesù in Matteo e Luca potrebbe suggerire che per figli della camera nuziale sta proprio per figli e non solo amici o invitati, a causa del confronto tra vecchio e nuovo. Anche qui cmq come si è visto con Gioele bisogna tener presente le loro tradizioni.
Cmq sia tutte riflessioni molto interessanti, grazie Hard.  
Ciao DonJuan
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shadbala
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5840 Messaggi |
Inserito il - 27/02/2008 : 20:26:25
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DJ
Citazione: P.S. X Shad, grazie per i link ! ;) Sai dirmi qualcosa di più al riguardo ?
Di niente...no, non saprei dirti niente di più a riguardo. Se non sbaglio, è una lista prettamente gnostica, da qui la mia segnalazione. Non ho mai voluto approfondire le loro tematiche, come non ho mai fatto con il Cattolicesimo, che nella mia profonda ignoranza o a "sensazione" trovo alquanto incoerente, sia nella teoria quanto nella pratica.
Sò bene che questa mia affermazione potrebbe suscitare "sorpresa" in molti di voi, ma per una come me, che di solito si riferisce alla Bibbia e ci ha trovato anche lì, delle incoerenze, è cosa normale...
che dirti...seguo il mio cuore, quello sarà sempre motivo di discussione anche storicamente parlando. 
ciao, e scusami se involontariamente ti ho deluso...

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fausto
Membro liv.#1

12 Messaggi |
Inserito il - 11/10/2008 : 00:17:02
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Leggiamo nel Vangelo di Filippo: «Tre donne camminavano sempre con il Signore: Maria, sua madre, la sorella di lei e la Maddalena, la quale è detta sua compagna. Maria, in realtà, è sorella, madre e coniuge di lui» (32). «La Sofia detta sterile è la madre degli angeli; la compagna di Cristo è Maria Maddalena. Il Signore amava Maria più di tutti i discepoli e la baciò più volte sulla bocca» (55). Questi due passi non significano affatto che Gesù e Maria Maddalena erano sposati, o concubini, ma sono il riflesso di una cosmologia e teologia e di una conseguente pratica sacramentale propria dello gnosticismo, o comunque del gruppo gnostico che produsse il Vangelo di Filippo. Nello stesso Vangelo, infatti, si parla di un sacramento della camera nuziale: «Il Signore ha operato tutto con un mistero: battesimo, crisma, eucaristia, redenzione e camera nuziale» (68). «Quelli che si sono rivestiti della luce perfetta non sono visti dalle potenze e non possono essere trattenuti dalle stesse. Questa luce però viene rivestita con il mistero, cioè con l’unione» (77). «La camera nuziale è il Santo dei Santi. […] Ma che cos’è la camera nuziale se non l’immagine della camera nuziale, la quale è sopra la sozzura?» (76). «Una forza maschia o una femmina, cioè lo sposo o la sposa, uno la riceve dalla camera nuziale riflessa» (61). Da questi cinque passi si può dedurre che gli gnostici all’interno dei quali è nato il Vangelo di Filippo praticavano cinque riti sacramentali, e uno di questi era quello della camera nuziale. E ciò è confermato anche da Ireneo, che afferma che i valentiniani celebravano un sacramento della camera nuziale (Adv. haer. I,21,13). Anche nel Vangelo di Tommaso, ritrovato, come il Vangelo di Filippo, a Nag Hammadi e nel secondo codice, si parla della camera nuziale e si afferma che vi entreranno i solitari (75). Dai passi su citati si può dedurre anche che la camera nuziale era un’immagine, un riflesso della vera camera nuziale, cioè del pleroma divino, dove gli eoni sono uniti in sigizie, o coppie di elementi maschili e femminili, di origine divina e immateriali, e dove entreranno alla fine anche le anime degli uomini pneumatici, che si uniranno al loro compagno angelico maschile. È questa la dottrina degli gnostici valentiniani (Valentino, Tolomeo, Eracleone, Secondo, Teodoto). Ireneo, esponendo la dottrina dei valentiniani, dice che alla fine «Achamoth abbandonerà il luogo del mezzo, entrerà nel pleroma e quale sposo riceverà il Salvatore, sorto da tutti gli eoni, in modo che tra il Salvatore e Sophia Achamoth si compia una sigizia. Son questi lo sposo e la sposa; il talamo è l’intero pleroma. I pneumatici deporranno le loro sostanze psichiche, diverranno puri spiriti, entreranno, senza ostacoli e non visti, nel pleroma e verranno condotti come spose agli angeli dintorno al Salvatore» (Adv. haer. I,7,1). Secondo un altro passo di Ireneo, per gli gnostici Sophia Achamoth era insieme sorella e sposa di Cristo: «Cristo fu inviato, scese da sua sorella e all’umidità luminosa. Quando Sophia inferiore (Achamoth) si accorse che suo fratello scendeva da lei, ella annunciò il suo arrivo per mezzo di Giovanni […]. Quando Cristo scese in questo mondo, dapprima si rivestì della sorella Sophia. Ambedue gioirono e trovarono requie l’uno nell’altro. Son questi, come essi insegnano, lo sposo e la sposa» (Adv. haer. I,30,12). È evidente l’analogia col passo citato del Vangelo di Filippo, in cui Maria è detta madre, sorella e sposa di Cristo (32). Appare chiaro come la cosmologia e la soteriologia dei valentiniani siano direttamente collegabili al sacramento della camera nuziale del Vangelo di Filippo. Esso prefigurava e significava per gli gnostici l’ingresso nella vera camera nuziale, cioè nel pleroma divino, in cui ogni elemento maschile è unito in sigizia con l’elemento femminile. Nell’Esegesi circa l’anima, altro scritto ritrovato nel secondo codice di Nag Hammadi, si dice che l’anima «secondo la sua natura, è femmina» (1). Dell’unione escatologica dell’anima, originariamente femminile, al suo compagno o sposo angelico maschile, parlano anche alcuni frammenti di scritti di due valentiniani, Teodoto ed Eracleone, riportati quelli del primo da Clemente Alessandrino e quelli del secondo da Origene (Excerpta ex Theodoto, in Cl. Alessandrino, 21,68,79,80; Eracleone fr. 5, in Origene, In Ioan.). Il sacramento della camera nuziale era segno dell’unione che si avrà alla fine, nel pleroma, tra le anime, femminili, degli uomini pneumatici e gli angeli, maschili, dintorno al Salvatore. E il Vangelo di Filippo parla tre volte di questa unione finale: «Tu che hai riunito il Perfetto, la luce, con lo Spirito santo, unisci gli angeli con noi pure, cioè con le immagini» (26); «L’immagine (pneuma) e l’angelo si uniscono insieme» (61); «Occorre che lo sposo (l’angelo) e l’immagine entrino, mediante l’immagine, nella verità, cioè nel ripristino» (67). L’autore del Vangelo di Filippo, dunque, è sicuramente un valentiniano, date le numerose analogie e identità con la dottrina dei valentiniani. E ciò è confermato anche dal fatto che il Vangelo di Filippo fu scoperto in Egitto, luogo di origine di Valentino. Secondo M. Erbetta (Apocrifi del Nuovo Testamento, vol. I/1, Marietti, Torino, 1975, pag. 276), il concetto gnostico di camera nuziale avrebbe avuto origine da due passi del Vangelo di Matteo, quello in cui Gesù afferma che chi non indossa la veste nuziale non si salverà (Mt 22,11-14) e quello in cui Gesù afferma che solo le vergini che lo sposo troverà pronte entreranno con lui nel regno (Mt 25,10-12). Ma come si svolgeva il sacramento della camera nuziale? Nello stesso Vangelo di Filippo vi sono tracce di questo rito: «Chiunque entrerà nella camera nuziale accenderà la luce» (126); «Il figlio della camera nuziale (esistette) mediante fuoco e luce. Il fuoco è il crisma; la luce è il fuoco» (66); «Chi è stato unto, possiede il tutto: possiede la risurrezione, la luce, la croce, lo Spirito santo. Il Padre gli ha dato questo nella camera nuziale» (95); «Quanti si troveranno in essa (nella camera nuziale) riceveranno il crisma» (125); «I perfetti divengono fecondi con un bacio e generano. Perciò noi pure ci baciamo l’un l’altro e concepiamo per mezzo della grazia in noi, vicendevole» (31); «Entra in camera e chiudi la porta dietro di te e prega il Padre tuo che è nascosto» (69). E in un altro scritto gnostico, L’Esegesi circa l’anima, leggiamo: «Lo sposo è sceso dalla sposa. […] Ella si è rinnovata, divenendo sposa. Si è purificata nel talamo. Ella lo ha riempito di profumo; si è seduta dentro ed ha atteso il vero sposo» (11). Da queste tracce, si può dedurre che dentro la camera nuziale si accendeva una luce, si veniva unti, ci si scambiava un bacio, si pregava e si meditava seduti, per giungere alle nozze mistiche, all’unione col pleroma. L’unione che avveniva nella camera nuziale non può assolutamente identificarsi col matrimonio o col rapporto fisico tra un uomo e una donna. Si tratta di una unione spirituale, pura e immacolata, come è confermato da tre passi dello stesso Vangelo di Filippo: «Non c’è camera nuziale per gli animali né per gli schiavi o per le donne immonde. Essa è per gente libera e per vergini per mezzo dello Spirito santo» (73). «Se le nozze della contaminazione sono nascoste, quanto più le nozze immacolate sono un vero mistero! Esse non sono carnali, ma pure; non appartengono alla concupiscenza, ma alla volontà. Non appartengono alle tenebre o alla notte, ma appartengono al giorno e alla luce» (122). «Chiunque entrerà nella camera nuziale accenderà la luce. Essi non genereranno così come succede nei matrimoni» (126). Anche nell’Esegesi circa l’anima, scritto proveniente dallo stesso ambiente del Vangelo di Filippo e ritrovato nello stesso codice di Nag Hammadi, è ripetuto lo stesso concetto: «Lo sposo è sceso da lei nel talamo pronto, conforme al volere del Padre. Egli poi abbellì il talamo. Quelle nozze non sono come le nozze carnali» (12). Riguardo ai «figli della camera nuziale», poiché in tre passi del Vangelo di Filippo si associa la camera nuziale alla luce (66; 95; 126) e poiché in due passi dello stesso Vangelo si parla dei «figli della camera nuziale» per indicare gli uomini che in essa ricevono la luce (66; 127), mi sembra di poter dire che «figli della camera nuziale» non indica né invitati a nozze, né figli generati carnalmente in un talamo coniugale. Essi sono quelli generati dalla luce, dal crisma e dal bacio della camera nuziale, per l’unione mistica col pleroma. Riguardo al bacio, vi sono da fare due osservazioni. Intanto, è chiaro dal Vangelo di Filippo (31) che si tratta di un rito e che gli gnostici si scambiavano un bacio rituale nella camera nuziale. Poi viene detto nello stesso testo che esso consentiva ai perfetti di generare per mezzo della grazia (31). Ciò richiama quanto si legge in un altro testo gnostico, la Lettera di Eugnosto: «Quando quelli (gli angeli) si baciano, il loro bacio si trasforma in angeli a loro simili» (7). Dunque, non si può dire che il Vangelo di Filippo affermi che Gesù baciava Maria Maddalena perché erano marito e moglie o concubini. Una tale affermazione, infatti, andrebbe contro l’intento e il senso stesso del Vangelo di Filippo. Si deve ritenere, allora, che il suo autore, con i due passi ricordati all’inizio (32 e 55), voleva dare al sacramento della camera nuziale praticato dagli gnostici valentiniani, di cui parla negli altri passi riportati (61; 68; 76; 77; 125), e in cui ci si scambiava un bacio, e all’intera loro costruzione cosmologica e soteriologica, un fondamento che si richiamasse a Gesù. Maria Maddalena si prestava benissimo a questo intento dell’autore del Vangelo di Filippo, perché aveva costantemente seguito Gesù dalla Galilea a Gerusalemme, aveva assistito alla sua crocifissione e morte ed era stata testimone della prima apparizione di Gesù risorto. Poiché il sacramento prevedeva un bacio (simbolico) e voleva significare l’unione dell’anima femminile col proprio compagno maschile che si sarebbe realizzata nella vera camera nuziale, cioè il pleroma divino, si è pensato di far risalire il sacramento a Gesù stesso, attraverso il bacio a Maria Maddalena, detta sua compagna. Ma è chiaro che tra Gesù e Maria Maddalena non c’è mai stato un matrimonio, perché la terminologia dei passi del Vangelo di Filippo (32 e 55) che a un’analisi superficiale potrebbero far pensarlo (Maria detta compagna e azione del baciare) è riferibile al sacramento gnostico della camera nuziale. E perché nel primo dei due passi Maria non è detta solo compagna, ma anche madre e sorella, con un chiaro riferimento alla concezione gnostica dei valentiniani. Riferire questi passi a un matrimonio o a un concubinato andrebbe contro i contenuti stessi del Vangelo di Filippo e costituirebbe una evidente forzatura del senso stesso dell’opera.
Salvatore Capo
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Discussione n. 8227  |
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