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Napsterato
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Lombardia
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Inserito il - 28/01/2005 : 05:19:20
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La parola Mosè, come ha notato Freud, corrisponde a quella egizia Mos e significa bambino. Nei nomi egizi appare come suffisso di un nome completo. Come per esempio Tut-mosis, che significa "bambino di Tut", che è il dio egizio della sapienza e della scrittura, Ptah-mosis, Amun-mosis ecc. Come ha fatto notare Ahmed Osman, nel suo libro Out of Egypt (London 1998), quando il nome Mos è adoperato da solo, e non come suffisso, indica qualcuno che si conosce ma non si vuole nominare. Ovvero, Mosè significherebbe quel tale, che sappiamo chi è, ma non vogliamo dire.
La spiegazione di Ahmed Osman è che Mosè sia stato il faraone eretico e monoteista Akhnaton stesso, che fu assassinato e deposto dagli egizi in quanto voleva imporre loro il monoteismo. Dopo la sua deposizione ne furono cancellate le tracce e fu proibito persino di nominarne il nome, pena la morte. Akhnaton non appare infatti nelle liste dei faraoni egizi, e sappiamo della sua esistenza e delle sue riforme religiose solo perchè nella metà dell'Ottocento la sua capitale Amarna fu trovata per caso dagli archeologhi. I seguaci di Akhnaton, non potendolo più nominare per nome per indicarlo, pena la morte, lo chiamavano semplicemente Mos, "il figlio di", "bambino di". Il Mosè biblico rappresenta dunque la traccia menestica di Akhnaton, il faraone eretico e monoteista. Akhnaton sarebbe la figura storica, le cui tracce furono meticolosamente cancellate e rimosse, fino a che solo dopo 3300 anni furono ricuperate dalle vanghe e dai picconi degli archeologi. Mosè sarebbe invece la figura leggendaria, alter ego della figura storica rimossa.
Quindi le origini della "religione per eccellenza" sarebbero da ricercare tra le pieghe di quella società "pagana per eccellenza" cioè quella egizia. |
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